C.P. e prededuzione in caso di fallimento - Cassazione, Sez. I, 14.03.2014, nr. 6031 - Est. Didone
In base al comma II dell'art. 111, L.F., il credito sorto “in funzione” di una procedura concorsuale è inconfutabilmente anche quello sorto “per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali”, essendo ininfluente la natura del credito stesso, eventualmente sorto in epoca precedente la dichiarazione di fallimento. La procedura di concordato preventivo costituisce, in quanto tale, un indubbio vantaggio per i creditori tenuto conto della consecutio tra procedure, quantomeno considerando, l’effetto di cristallizzazione della massa (art. 55 L.F.) e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'azione revocatoria fallimentare. L’art. 182 quater L.F. conferma che possono essere ritenuti prededucibili anche crediti sorti prima dell’apertura della procedura di concordato preventivo, perché il termine “in funzione” evoca il concetto di “servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali, consente di intendere l’enunciato “strumentale a” come sinonimo di “funzionale”. Inoltre, la consecuzione tra procedure non è esclusa da meri fatti temporali; in particolare, la Cassazione ha confermato che non vale ad escludere la consecuzione la circostanza, propria del caso di specie, che tra le due procedure sia intercorsa una soluzione di continuità, atteso che la continuità tra le procedure non si risolve in un mero dato temporale, configurandosi, per converso, come fattispecie di consecuzione tra esse, il fallimento, che si configura quale sviluppo della condizione di dissesto che diede causa alla precedente procedura concorsuale.

 

 


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