Nuova finanza nel concordato preventivo – Cassazione 08.06.2012 nr. 9373
Ai sensi dell’art. 160 L.F., l’apporto di c.d. nuova finanza nella proposta di concordato preventivo può comportare l’alterazione della par condicio creditorum a condizione che questa non incida né sull’attivo né sul passivo dello Stato Patrimoniale del debitore. Secondo la Suprema Corte, la neutralità si sostanzia con l’assenza di passaggio contabile nelle scritture societarie in guisa da non realizzare né sopravvenienze attive che, entrando nell’ambito societario, soggiacerebbero necessariamente al rispetto della graduazione dei crediti concorsuali, né dall’insorgenza di speculare posizione creditoria, indipendentemente dalla postergazione o meno del credito, che provocherebbe l’emersione di ulteriori ragioni creditorie in concorso con la massa. Rileva, in particolare, il seguente passaggio della motivazione: “resta l’argomento che il terzo finanziatore può intervenire con mezzi propri a pagare i debiti del fallito senza dover sottostare alle regole del concorso. Ma ciò è vero alla condizione che l’intervento non comporti alcuna variazione dello stato patrimoniale del debitore, né all’attivo – giacché in tal caso i creditori non potrebbero essere privati di diritti che in base alla legge essi vantano sul patrimonio del debitore – e neppure al passivo, con la creazione di poste passive per il rimborso del finanziamento, sia pure postergato e con esclusione del voto”. E’ consequenziale, secondo chi scrive, che l’assenza di passaggio in partita doppia, proprio della nuova finanza che assume connotati assolutamente esogeni al patrimonio del debitore, si riflette anche nella impossibilità di riconoscere qualsiasi diritto di voto al terzo che interviene nella procedura con tale apporto. Relativamente alla soluzione ragionieristica per configurare, e legittimare, l’ingresso di nuova finanza senza transito contabile occorre rilevare, sempre secondo chi scrive, che se proprio fossero richiesti particolari formalismi, personalmente ritenuti non necessari e comunque contraddittori con la sentenza in commento, la rilevazione deve avvenire obbligatoriamente con data successiva all’omologa (anche tenuto conto che sovente l’apporto del terzo è condizionato al verificarsi di tale evento) e, si suggerisce, di relegarla nell’ambito dei Conti d’Ordine. Altra soluzione potrebbe essere l’adozione di trust rammentando che la Legge di Jersey appare particolarmente appropriata prevedendo la possibilità di indicare quali beneficiari una massa, appunto quella concordataria, in luogo di un elenco nominativo di soggetti. Luca Cosentino

 

 


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