L’approccio psicologico dell’Amministratore Giudiziario ex D.lgs 6 settembre 2011, nr. 159
L’amministratore giudiziario ex D.lgs 159/2011 è chiamato ad assolvere un ruolo tecnicamente complesso ed umanamente delicato dovendo interloquire ed interagire con diversi ed opposti attori coinvolti in tale istituto. Mentre il rapporto con l’Autorità Giudiziaria ed in particolare con il Giudice Delegato rientra nell’ambito della prassi istituzionale che caratterizza il legame del libero professionista con gli organi giudiziari, l’interazione con la persona fisica che subisce le misure di prevenzione patrimoniale richiede attitudini eufemisticamente superiori a quelle del buon padre di famiglia. L’assolvimento del mandato di cui al titolo III della norma in argomento non è condensabile nel dettato legislativo ma, esulando da competenze prettamente nozionistiche, richiede contestualmente l’uso delle qualità di fermezza, reciproco rispetto, umiltà ed una certa dose di diffidenza nella consapevolezza che mentre in alcuni casi l’allontanamento del soggetto che subisce l’iniziativa penale può rivelarsi una scelta idonea e necessaria, il rapporto di collaborazione con i dipendenti dell’impresa amministrata, i consulenti ed i legali di questa, è imprescindibile. Costoro sono sovente legati da un rapporto anche di tipo umano con l’individuo soggetto alle misure cautelari patrimoniali, non eccezionalmente accompagnate anche da quelle personali, che, non di rado, si manifesta proprio nel momento in cui si vive una tale fase drammatica della vita aziendale ed individuale. Si tenga presente che per la platea di cui sopra l’amministratore giudiziario è colui che opera in funzione del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia. La dizione appare alquanto rilevante specie nell’ambito di contesti territoriali illibati da fenomeni mafiosi e, soprattutto, quando l’applicazione del sequestro è posta in essere per fenomenologie criminose neppure assimilabili a profili organizzativi di stampo mafioso (si pensi all’utilizzo di tale strumento preventivo a fronte di reati di natura fiscale). Se tale energica locuzione può fondatamente costituire un deterrente a condotte ostative al regolare esercizio dell’amministrazione giudiziaria, in maniera speculare può rappresentare un elemento inibitore all’apertura di un dialogo costruttivo ai fini del migliore raggiungimento degli scopi preposti al mandato specialmente, come già scritto, in contesti dove non esistono fenomenologie criminali di tal guisa. Premesso che il richiamo al Codice antimafia può non essere il migliore biglietto da visita con cui l’amministratore giudiziario si presenta in azienda (vale l’esatto contrario, si ripete, in contesti mafiosi), è proprio all’attitudine umana, oltre che ovviamente a quella professionale, di questo che è rimandato l’esito dell’amministrazione ex D.lgs 159/2011 tenendo conto anche di quanto previsto dai parametri di cui all’art. 8 dello schema di decreto legislativo recante l’Istituzione dell’Albo degli amministratori giudiziari, a norma dell'articolo 2, comma 13, della legge 15 luglio 2009, n. 94. A parere di chi scrive è fondamentale inculcare il principio degli interessi convergenti dei protagonisti aziendali (lavoratori, proprietà ed amministratore giudiziario) che, consentendo, nel pieno rispetto della legalità, la completa funzionalità dell’impresa, permette a ciascuno di raggiungere, mediante di essa, i rispettivi legittimi scopi. Per i lavoratori si tratterà di preservare il posto di lavoro, per la proprietà esautorata si sostanzierà nell’auspicio di mantenere la ricchezza di una realtà dinamica come quella aziendale nell’aspettativa di rientrarne legittimamente in possesso lungo il percorso giudiziario, per l’amministratore giudiziario si concretizzerà nello scopo di non disperdere valore sia nell’attesa di una definitiva confisca sia nella prospettiva della restituzione del bene impresa. Relativamente al profilo concernente la sopravvivenza dell’impresa entra in gioco un altro aspetto consistente nell’evitare di ingenerare l’idea che la malavita sia capace di dare lavoro e, al contrario, che lo Stato lo distrugga. Se l’impresa ha i presupposti per continuare un’attività legale e proficua e se questa ha un significativo riflesso occupazionale, la liquidazione, ovvero la cessazione dell’impresa comporta oltre alla dispersione di ricchezza da assegnare alle finalità istituzionali anche la deplorazione di una collettività colpita dal disvalore della perdita occupazionale. Non meno rileva il rapporto con gli attori esogeni all’azienda quali fornitori e clienti che, innanzitutto, chiedono rassicurazioni e auspicano la continuità mentre l’amministratore giudiziario dovrà loro spiegare, spesso in maniera sintetica, le conseguenze del D.lgs 159/2011 evitando, per quanto possibile, nefaste assimilazioni con il Titolo II del R.D. 16.03.1942 nr. 267 incompatibile con il concetto di continuità aziendale. In proposito sarebbe consigliabile focalizzare l’attenzione dell’interlocutore sulla nozione del congelamento ex ante e della continuità ex post. Pur avendo sempre presente il ruolo di supporto all’amministratore giudiziario da parte degli organi di P.G., si evidenzia che dopo gli iniziali accessi è decisamente indicato che l’amministratore giudiziario sia quotidianamente presente presso l’impresa per cui tale necessità potrebbe essere incompatibile con la disponibilità dell’aliquota di P.G. incaricata di assisterlo. Quindi, il primo impatto proprio in occasione dell’insediamento è fondamentale nella costruzione di un rapporto collaborativo e costruttivo indispensabile per porre le basi di un percorso reso tortuoso dalle ineluttabili difficoltà della gestione d’impresa (a prescindere dal provvedimento giudiziario) in particolare nel tempo presente segnato da una pesante crisi economico/finanziaria. Luca Cosentino

 

 


Fallimenti Pescara

Fallco

Creato da GAP Informatica Snc - Area58