RISPOSTE A QUESTIONARIO CENTRO STUDI CONCORSUALI di Luca Cosentino
INDAGINE STATISTICA CENTRO STUDI CONCORSUALI

RISPOSTE A QUESTIONARIO CENTRO STUDI CONCORSUALI

Qui di seguito si rappresenta la media dei risultati acquisiti a fronte di questionario recentemente sottoposto dal Ce.S.Con. ai professionisti considerando le procedure fallimentari e le esecuzioni immobiliari prese in carico dal 2006.

L’indagine, pur priva di rilevanza statistica e scientifica, assume comunque un significativo valore sia quantitativo, considerando i numerosi riscontri pervenuti, sia qualitativo, poiché intende rilevare alcune potenziali criticità dalla prassi.

Il primo quesito è stato così formulato: in quale percentuale dei fallimenti curati è stato costituito il Comitato dei Creditori?

La media delle risposte è stata del 20%. Il dato, che appare in linea con la recente ricerca “I 1000 giorni della riforma del Diritto Fallimentare” (500 risposte su 3000 questionari inviati) curata dall’Università di Cassino, induce a ritenere necessario un adeguamento del sistema di nomina del Comitato dei Creditori passato dalla formula previgente della designazione da parte del G.D. a quella della manifestazione di disponibilità dei creditori ad assumere l’incarico.

Il secondo quesito è un ampliamento dell’indagine prevista dal primo: nei casi in cui è stato costituito, in quale percentuale il Comitato dei Creditori ha operato attivamente senza necessità di intervento del G.D. ai sensi del comma 4 dell’art. 41 L.F. La media delle risposte è stata del 25% a conferma della scarsa attitudine del Comitato dei creditori a gestire la procedura.

Terzo quesito: in quale percentuale dei fallimenti senza attivo il curatore si è avvalso della possibilità di evitare l’accertamento del passivo ai sensi dell’art. 102 L.F. La media delle risposte è stata del 55%. Dal risultato sembra che l’intento del legislatore di ridurre gli adempimenti delle procedure infruttuose abbia in parte funzionato con benefici anche per quei creditori che possono avvalersi, più celermente, del recupero dell’IVA ai sensi dell’art. 26 del Testo Unico Iva.

Quarto quesito: in quale percentuale si è discostato il valore determinato dal perito immobiliare rispetto al valore di realizzo in sede di asta fallimentare o esecuzione immobiliare (posto 100 l’importo attribuito dal perito). Il risultato del 50% appare emblematico di quanto le stime immobiliari siano redatte con metodi teorici non considerando adeguatamente il valore di mercato che si basa su parametri di natura prettamente commerciale e finanziaria. Alla stregua del compenso del curatore anche quello dei periti andrebbe liquidato sul valore di realizzo e non su quello di stima.

Quinto quesito: in quale percentuale si è discostato il valore dei beni mobili determinato dal Curatore rispetto al valore di realizzo in sede di asta fallimentare (posto 100 l’importo attribuito dal Curatore). Il risultato del 115% dimostra quanto è attendibile la stima del curatore che, sovente, si avvale del soggetto fallito per valutare particolari beni mobili.

Sesto quesito: in caso di asta per vendita immobiliare avanti al curatore fallimentare, ai fini della trascrizione presso la “Conservatoria”, è stato necessario stipulare l’atto avanti a Notaio? Le risposte pervenute sono state affermative. In proposito si segnala che con ordinanza 3 aprile 2012 (Proc. Civ. nr.1910/2011 V.G.) il Tribunale di Pescara prescriveva al Conservatore dell’Agenzia del

Territorio di trascrivere il verbale di vendita immobiliare sottoscritto dal Curatore in quanto, trattandosi di atto pubblico, costituiva titolo idoneo alla trascrizione non essendo necessaria ulteriore formalità.

Settimo quesito: è consuetudine depositare ogni 4 mesi il prospetto delle somme disponibili ed il progetto di ripartizione ex comma 1°, art. 110 L.F.? La risposta praticamente totalitaria è stata negativa. Si ripete puntualmente quanto accadeva con il previgente art. 110 che prescriveva il minore termine dei due mesi; la norma è disattesa pur se l’incremento del termine a quattro mesi dovrebbe agevolare gli adempimenti richiesti per soddisfare, in parte, le legittime esigenze dei creditori.

Ottavo quesito: nelle procedure di concordato e nel consecutivo fallimento il credito del professionista non attestatore che ha predisposto la domanda ed ha assistito l’impresa ammessa alla procedura è considerato prededucibile? La risposta è stata per l’80% negativa in linea con la prevalente giurisprudenza.

Pescara, 22 giugno 2012

Luca Cosentinodottore commercialista in Pescara


 

 


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