Breve commento al Codice Antimafia D.Lgs 159/2011 e mancata previsione criteri liquidazione compenso amministratore giudiziario di Luca Cosentino
Commento al Codice Antimafia D

Per i procedimenti di prevenzione la cui proposta sia stata depositata dal 13 ottobre 2011 è prevista l’applicazione degli articoli contenuti nel Libro I del D.Lgs 159/2011.

Il nuovo codice delle leggi antimafia risulta ispirato alla Legge Fallimentare ed improntato ad una marcata “fallimentarizzazione” dell’istituto della misura applicata alle realtà imprenditoriali.

Appare decisamente impegnativa la ratio della novella nonché la concreta applicabilità al sistema penalistico sia perche’ il giudice della prevenzione e’ chiamato ad adoperare strumenti prettamente civilistici come, ad esempio, la verifica del passivo sia perche’ appare scontata la liquidazione mediante una sorta di deriva fallimentare, nel senso della cessazione coattiva di attività, dell’ente sottoposto alla misura in questione.

Anche qualora si pervenga alla convivenza della procedura ex Regio Decreto 16 marzo 1942, nr. 267 e del sequestro ex D.Lgs 159/2011 emerge la sostanziale prevalenza di tale ultimo istituto in particolare nel profilo più rilevante ovvero quello consistenze nella sottrazione del patrimonio in sequestro alla massa attiva fallimentare. Infatti, anche qualora il sequestro preventivo pervenga successivamente al fallimento, il giudice di questo decreterà la separazione dalla massa attiva dei beni sottoposti alla misura preventiva che saranno consegnati all’amministratore giudiziario.

Ovviamene, qualora il provvedimento di sequestro attenga alla totalità dei beni appresi alla massa, la curatela non potrà che instare per la chiusura della procedura per mancanza di attivo.

Appare decisamente appropriata la previsione dell’art. 55 del codice antimafia che, analogamente a quanto previsto dall’art. 51 L.F., prevede il divieto di azioni esecutive individuali sui beni sequestrati in quanto questi saranno appresi dall’amministratore giudiziario.

La norma in commento, infine, non colma l’assoluta carenza di disciplina inerente alla liquidazione dell’amministratore giudiziario, anzi, venendo meno i criteri dettati dall’ art. 2 octies della Legge 575/1965, non sembrerebbe remota la possibilità di applicare, per analogia, il D.P.R. 115/2002.

Di fatto, ad oggi, non esiste alcun parametro numerico cui ancorare la commisurazione oggettiva del compenso dell’amministratore giudiziario non soccorrendo neppure una prassi consolidata vista la mancanza di uniformità dei metodi di calcolo adottati dai Tribunali, o persino nell’ambito di stessi distretti, per cui si ritiene che quale base possa considerarsi il metodo previsto dal Decreto del Ministero della Giustizia del 30 maggio 2002 (G.U. nr. 182 del 05.08.2002) con riferimento alle consulenze tecniche disposte dall’Autorità Giudiziaria, nelle due distinte fattispecie, ovvero quella per vacazione e quella per scaglioni, considerando che tale ultima scelta, qualora impostata sul volume delle movimentazioni finanziarie, rifletterà fondatamente anche il parametro temporale in quanto il volume del movimento degli affari lievita pure per diretta conseguenza dell’aumento della durata dell’amministrazione giudiziaria.

Luca Cosentino


 

 


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