Bancarotta - Ricorso abusivo al credito - sussistenza del reato. Cass. 38577 del 5 ottobre 2009
RASSEGNA STAMPA coordinata da Emanuele Pistone

Bancarotta - Ricorso abusivo al credito - sussistenza del reato Cass. 38577 del 5 ottobre 2009

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 38577 del 5 ottobre 2009 ha stabilito che l’imprenditore che gestisce un’azienda in crisi investendo e richiedendo finanziamenti per coprire gli ammanchi commette reato. All’esame della Suprema Corte il caso di un imprenditore condannato in primo grado per bancarotta fraudolenta e ricorso abusivo del credito in quanto, sebbene la Sas di cui era socio di maggioranza, stesse attraversando un periodo di crisi, aveva continuato ad investire facendo ricorso al credito delle banche, per un periodo di tempo di un anno. La ratio della sentenza risiede, senza dubbio, nella convinzione dei giudici che la condotta dell’imprenditore fosse quella di dissimulare il reale stato dell’azienda, tamponando una situazione che di lì a poco era comunque destinata a precipitare. A tal riguardo, la maggiore accusa mossa nei confronti dell’ imprenditore si fonda sulla sua consapevolezza circa la situazione di dissesto economico dell’azienda, giudicato dalla Corte irreversibile. Ora l’imprenditore dovrà scontare la pena stabilita dalla Corte d’appello di Venezia e risarcire le spese legali quantificate dalla quinta sezione penale della Cassazione. Secondo i giudici, quindi, piuttosto che un diritto al credito, nel nostro ordinamento, esiste il principio secondo cui l’imprenditore che con la sua condotta dissimuli la crisi dell’azienda è punibile per bancarotta, avendo esso stesso aggravato la situazione di dissesto. Ma c’è di più. Sarà punibile, a titolo di concorso, anche l’istituto che concede il credito all’imprenditore in crisi.

Arianna Di Salvatore


 

 


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